Opera i tre Meter

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Gaetano Donizetti. | I

S å SDyført førfte Gang den 13de December 1846 af bet italienffe Operafelffab.

Kjøbenhavn. ©

Tryft i det Berlingfte Bogiryfferi. : 1946.

Afons IT, Hertug af Ferrara..... Eleonore, bang GSoafter............. Glepnoro, Grevinde af Scandiano. ÆDT OU RED HED PD i Don Gherardo, ved Hertugens Hof. i Ambrofio, Torquatos Tjener... ...... pure: Wager, Bevæbnede o. A.

om. Perez. Mie. Bofio. Pinti.

Ir. Vajro.

B. Torre. Corrazzari.

.

BO KA si A :

ATTO PRIMO.

SCENA I. |

Atrio nel ducal palazzo in Ferrara. Ai| lati quattro porte di diversi apparta- menti, in fondo quello del Duca,

Cavalieri dall appartamento del Duca, | Ghe. indi Don Gherardo, poi Ambrogio. | {oro Due rivali, un invidioso, | Un Poeta innamorato, Un ridicolo geloso | Stanno in Corte a recitar, E ci fanno rallegrar. | Ma che al povero Torquato | Si prepari una tempesta, | Ho un sospetto nella testa, E comincio a paventar, frhe. Come! no! Davvero ? niente? Via, movetevi, cercate. Coro Don Gherardo! Lo ascoltate? | Già comincia a interrogar, | E ha la febbre di ciarlar. |

Sconcertata è la sua mente; Va di trotto alla follia; Ché una fredda gelosia Col continuo martellar Notte e lo fa tremar. Fra tutti quanti i punti Ch’io metto in voce o scrivo, All’Intorrogativo La preminenza io do. Senza di lui sol d’Asini Pieno sarebbe il Mondo: Dottor, se non interroga, Nessun mai diventò. Così pescando al fondo Io vo d’ogni mistero: Così per bianco il nero Io mai non comprerò. Di qua passato è il Tasso? Ebbe nessun invito? Il Duca è andato a spasso? Il Segretario è uscito?

Fvprite Wet. Jørfte Scene. (Et Forgemaf i det herlige Palladg i Ferrara.)

Hofmandene frygte for at Fare truer den forelffede Digter, idet Don Ghe- rardo, hang latterlige Mebdbeiler, pines af Sfinfyge mod ham. Gherardo begyn- Der firar at overvælde dem med Spørgsmaal, tildeels betreffende Torquato. Da

Loro

Ghe.

Coro

he.

Ghe. Amb. (he. Amb.

Qual delle due Eleonore Finor cercar di me? L’Ambasciador di Mantova Udienza avrà solenne?

È cifra diplomatica?

Si sa per cosa venne?

Il Duca è bieco od ilare? E la Schandiano ov’è ? Ma almeno qualche sillaba Dal labbro sprigionate... Per Bacco! Come statue Udite, e non parlate? Che Mummie da Piramidi! Mi fate rabbia affè!

Se respirar più liberi, Signor, non ci lasciate, Voi tanti imbrogli a chiederci, invan vi affaticate.

Ma, zitto, o di rispondervi Possibile non è,

Ma or che il domestico

Del gran Torquato Stupido, stupido,

Vien da quel lato,

Se qui l’interrogo

Di buona grazia,

Come un oracolo Risponderà,

Signor, giudizio!

Vi farà piangere

La vostra incommoda Curiosità. Eh! via; sciocchissimi!

Mi fate ridere,

Un uom di merito

Sa quel che fa,

Che fa Torquato? Compone?

Si,

Innamorato sospira? No.

Ghe Amb. Ghe. Amb. Ghe, Amb. Ghe. Amb. | Ghe. | Amb. | Ghe. Amb. | Ghe. |

Amb, | Coro |

| Ghe. |

| Amb.

D'un'Eleonora - discorre? Si. Ma quale adora? - Sai dirlo! No. Come in un’estasi delira ? Si. Di me non brontola geloso ? No, Così laconico rispondi ? Sì. Ed altro dirmene sapresti? No. Quell’economico Tragico stile Tutta sconvolgere Mi fa la bile! Bestiaccia inutile! Vattene al diavolo! Stupido, zotico, Bufalo, ... No. Nell’acqua semina! Sbagliò pastuto! Ah! ah! che ridere! Nulla ha saputo. Il nuovo oracolo Restò in silenzio, Son tutte chiacchiere : Nulla svelò. (Novello Tantalo Muojo di sete!) Con me tu reciti ? Ma non ridete! (Ah! che una sincope Sento per aria.) Sou ciarle inutili: Tutto saprò. (Domande scarica ! Il sordo io faccio, Segue ad insistere!

det iffe lyffes bam at faae fin Nysgierrighed tilfredsftillet, anfalber han Torquatos Tjener, AUmbrofio, idet denne fommer ud fra finDerres Bærelfe, og geraader i For- Da Ambrofio er gaaet ind til Geraldini,

Dittreffe over dennes forte, torre Svar.

Ghe.

Amb.

Ghe.

Sorrido e taccio.

Io son politico

Non casco in trappola;

Da lui mi libero

Col sì, col no.)

Scortesel A un Don Gherardo, Che tien lincéo lo sguardo, Che tutto seppe, tutto penetrò,

Secco, secco rispondi: un sì, 0

un no! Dove vai? Perchè vai? Eleonora Scandian vedesti mai Muover furtiva il passo Alle stanze del Tasso? L’Eleonora, che ha fitta nel pensiero È quella? non è vero? L’enigma scioglier puoi? Perchè negarlo ? Per far servo e non dir. Faccio e non parla. Ergo Tor- quato L’avrà da lui mandato. - Ah! se potessi Fiscalleggiar questo Roberto, a cui Anonima non è quella secreta Febbre d’amor che logera il Poeta! Che brutto vizio! Parlano fra i denti! S’appressan : Fra momenti Da Torquato verrò. Al varco, quando n°esce il coglierò, E se non parla? - E se lo svela amante

Entrò da Geraldini?

Dalla Scandian riamato? Amato lui?,,.,Perchè?...Per quat- Mm} tro rime? ohimè! La gelosia mi opprime!

Son Donne! ..

SCENA II.

Geraldini solo e pensoso.

Ah! non invan t’aspetto,

Istante sospirato

Del vindice furor che m’arde il petto '

Torquato, io t’odio; e tu cadrai, Tor-

quato ?

Il favore ch’ei gode,

L'eco della sua lode

Lenta morte è per me, - Ma splendi, brilla

Astro orgoglioso ,.. Sì... per poco, an- cora,

Delle vendette mie verrà l'aurora.

Quel tuo sorriso altiero,

Que’tuoi trofei vantati, Cangiati - io voglio in lagrime. Si, lo giurai; lo spero. Secondami, Fortuna:

Tutti i tuoi sdegni aduna;

Fa che mi cada al piè,

Non tradirmi, o cara speme, Solo raggio a un cor che geme. S’'aura amica di favore Per Torquato tacerà,

Sola alfin del Duca in core

Torquatos Ven, ftiller han fig ved Døren og lurer for om muligt at høre Noget,

da han troer Roberto Geraldini befiendt med Tasfos Semmelighed,

for fagte. Dan Beflutter derfor at opfoge Torquato og ffielver dog for Mulig-

Pen de tale

heden af at denne funde vere elffet af Eleonoro Scandiano.

Hevn, fom opffammer min Sjæl.

Anden Scene. Geralbini, Forgieves venter jeg paa det Dieblif, der ffal bringe mig den

Dvor jeg hader Dig, Torquato!

Ehoet af

Din Berømmelfe bringer mig Dødens Qual. Men firaal fun, ftolte Stjerne, min

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L’arte mia regnar potrà. SCENA IV. Io saprò di quell’audace Render vano ogni disegno, E celar l’antico sdegno Sotto il vel dell’amistà.

Ambrogio precedendo Geraldini, che glimpedisce di annunziarlo scor- gende Torquato in un momento

Finch'ei brilla io non ho pace; d'estasi. L’ira mia dormir non sa. Ger. (Taci: mi lascia. All’estro sacro in preda SCENA III. Volano i suoi pensier. Vate or- : goglioso, Appartamento del Tasso, Tavola con ri- Che fr jus sole bigaie GEL capito da scrivere, volumi, carte sparse, co

i scrig ie, ec. i i - i un piccolo scrigno, sedie, T'ecclisserò. - Brevetirestailregno.)

Torquato avanzasi come assorto in | Tor, Non m'inganno?

pensieri d'amore. Ger. (Delira.)

Tor. Alma dell’alma mia, raggio séave| Tor. Oh! mio contento! Di non mortal beltate, Tutto il Mondo è al mio piè. - Ah! nulla manca in tese non pietate; Dell'Universo, manca forse, no, Spesso pietosa Se a tanto giungo, 2 Me par vile Parli coi muti tuoi labbri ridenti, il soglio, E per unriso obblio mille tormenti!| Ger. (Sogni; io son desto, e te perduto Ah! mia! Per sempre mia! Fatal io voglio.)

distanza, | Tor. Quando sara’ che d’Eleonora mia

Dagli occhi miei diléguati, - Spe- Possa godermi in libertade amore?

ranza, Ah! pietuso il destin tanto mi dia!

Non mi tradir. Se un solo istante, Addio, cet a; addio, laurij addio, un solo, rossore!

bem

T'amo, mi dice, il core appien béato | Ger. (Incauto! Che mai scrive? In quelle Tutti i spasimi suoi perdona al Fato. carte

Heons Morgenrode vil nof grye. Indtil da ffal Venffabs Slør deffe mit Dijer- tes gamle Dad. (Gaaer.)

Tredie Scene.

(Tasfos BVærelfe, et Bord med Sfriveredffaber, Bøger og et lille Sfriin.) Torquato (i dybe Tanfer). Nei, Du min Sjæls Sjæl, Intet mangler Dig, uden Medlidenhed, og den mangler Du maaffee heller iffe. Men en ufalig Afftand ffiller 08. AF! funde jeg cengang høre Dine Læber udtale de Ord: Seg elffer Dig, det vilde forfone mig med min Sfjæbne. (Han fætter fig, fom infpireret, ved Bordet.)

Sierde Scene.

Ambrofio og Geraldini, fom forhindrer den Forfte fra at melde fig, medens bang Die vogter paa Torquato.

Sta la sentenza sua,) Folle! Deliri? Son colpa in te i sospiri. ‘Arcano e dubbio amor svelato e certo Rende il Tasso così? M’odi, Roberto. In un’estasi, che eguale Non provò mai d’uomo il core, Io sognai, che armato d'ale Mi rendean Fortuna e Amore, Sospirando la mia bella Io volai di stella in stella; “Non mortal, ma Genio o Dea Entro al Sole io la trovai; | Mentre a me la man stendea, | Mentre a lei la man baciai, | | |

Tor.

T'amo disse: amo sol te.

Fu un momento! A quell’accento Da me sparve Eléonora!

Ma in quel foglio espressi allora Il desîo che crebbe in me.

Di quei carmi al caro incanto Chi l’inspira appien ravviso.

Ger.

La tua donna t’era accanto: | Tor. Era fiamma il suo sorriso. Ger. Poi sul foglio versò il core Tor.

Quanto a te sperar Amore, Non si finge, non si mente Quel piacer che inebbria il seno, Quella smania così ardente,

Quel furor che ha sciolto il freno, | Tor. Ger.

Quell’arcano non so che.

Tor.

Ger.

Ma, Torquato - sconsigliato ! A distruggerlo t’affretta: O guizzar della vendetta Vedo il fulmine su te Ah! Di padre ho l’alma in petto! Qui del cor la storia io vedo. Desta in me såave affetto Più di Aminta e di Goffredo: Dall’ingegno uscian quei carmi: Questi ”I cor me li dettò, Fra l’invidia ed il sospetto In periglio ognor ti vedo. L’imprudenza dell’affetto AI tuo cor fatale io credo. (Di sua man m’appresta l’armi: . Con quei versi io vincerò.) Bada ... suon di passi ... parmi.

SCENA V.

| Ambrogio sutta porta di mezzo, e detti. | Amb. La Duchessa vuol Torquato.

Ella! Incanto ! Oh! me béato! Dir che m’ama or forse udrå' Caro sogno lusinghiero! L’alma mia non s’ingannò!

Ger. Che mai speri?

Io tutto spero,

Ardi'l foglio.

Ger. Vogt Dig, fiolte Digter.

Kun fort ffal Dit Herredbomme vare!

Tora. (fefer): Naar ffal jeg endelig funne nyde min Eleonores Kjærlighed? AE, vil Sfiebnen ingenfinde være mig gunfiig? Ger. Uforfigtige! Hvad har Du ffrevet? Der fiaaer Din Dom. (Han vætfer Torquato af hans Drommeri vg ad: varer bam fra, faaledes at robe fin ffjulte Kjærlighed. I fin BVegeiftring fortæller Digteren ham fine Kjærlighedsbrømme, Ger. advarer ham atter, og da man ho: rer Fjed fafter Tasfo Papiret i Sfrinet og luffer for dette)

gente Scene.

Ambrofio melder at Hertuginden vil fee Torquato. Tor, O hvilfen Lytte. Maaffee ffal je «nu høre, at hun elffer mig! at mit Hjerte iffe bar bedraget

Tor.

(er.

Io stesso!.… Ah!., no.

Ah! non saria possibile Che ardessi i versi miei! Mirando i fogli in cenere Morir mi sentirei | Ma, cedo a te, son tuoi; Struggili tu, se vuoi,

Non versero una lagrima; M’affido all’amistà.

(No, non tradirmi, amore, Vola ai contenti ’l core. Quest” alma fortunata, Amante riamata D’invidia ai Re sarà.)

Serbar quel foglio improvvido, Torquato, io non saprei; Lc mura ancor qui parlano, Dell’aure io temerei. Struggerlo tu non puoi?

Io l’arderò, se vuoi; Fin la memoria perdine; Ti affida all’amistà.

(Oh gioje del furore,

Io tutto v’apro il core! Passi di pena in pena, E goda il dritto appena Di risvegliar pietà.)

SCENA VI,

Geratdini soto; indi Don Gherardo.

Ger.

,,10 da lunghi anni attesa, Difficile vendetta, alfin...lo spero

———@

Velai col manto »»Di pietosa amistà lo sdegno antico, ,E l’incauto s’apriva al suo nimico. Grande tu sei, superbo più. Qui regni,

»Sei vicina a scoppiar.

s Poeta idolatrato ; ssMa io stral per ferirti or tu m'hai dato. »Che fo ?., Ferir, ma non svelarli è d’uopo. s,Parer vile non voglio. Un’altra mano »Desti ’1 sospetto, e se accusi. Il Mondo ,,Creda vero il mio pianto s,Mentre del mio rival godo alle pene. Roberto? Permettete? (A tempo ei viene.) Il Tasso vi cercò; Dopo uscì; dove andò? - Che mai volea ? Parlò di me? Della Scandian che disse? Ah! non disse soltanto! E che fe’? Scrisse Liberi versi, ardite brame. In scritto ! Ma questo, amico... È un capital delitto. Dov'è il foglio ? Mostrollo ; indi geloso Lo chiuse.

a

e _ ..._rr"IMTO STI fig! Ger. Brænd hvad Du har ffrevet. Tor. Det vilde være mig umu-

ligt. At fee Ilden tilintetgiore det, vilde forefomme mig fom en Dødsfiraf.

Men

jeg vil give Dig Nøglen (giver bam den); hvis Du vil, fan Du tilintetgiore det. (Geronimo lover det, benrpft over faaledes at fane Midler ihænde til at fuldbyrde fin Sævn.)

Sjette Scene.

Geraldbini og Gherardo. | Gher. vadb fagde Tasfo? Talte han om Grevinde Scandiano ? Ber.

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Ghe. Dove? Amb, ,,Mi parve di sentir certo rumore !.. Ger. EX on ,,Cosa ha preso, Signore? Ah! seil Duca lo sa! Ghe. ,,10?.. Niente aflatto. Ghe. Che credereste? | Amb, ,,ComeÌ E lo scrigno aperto? Ger. Che imprudenze non ama, Ghe. »Ehl tu sei matto. Che severo in sua Corte austeri | Amd, ,,Un foglio ha preso. | brama |Ghe, Che ho da far d’un foglio? I costumi de’suoi. Amb, ,,Eh! Per curiosità... Ghe. Dunque pensate... | Ghe. Termina, o aspetla Ger. Già il Tasso voi l’amate! | Che un mio pari risponda col Ghe. Bagatelle! bastone. Ma siete persuaso | Amb. ,,Il foglio... Che se quel foglio a caso Ghe. »Zitto. Del Duca nella man fosse caduto il | Amd. Lo saprà il padrone. Tasso ,.. | Gir, Sventurato!... era perduto! | SCENA VIII. Camera nell’ appartemento di Donna SBENA VII | Eleonora, nelle cui pareti sono di- Don Gherardo solo; indi Ambrogio. pinti alcuni fatti espressi da Tor- Char plader ‘E che desidero? quato nel Goffredo. Porte nel fondo.

Potessi!... E perché no? Lunge | 1200lino, libri, sedie.

è la sala; | Donna Eleonora con un volume del

Ambrogio non udrà, Farò pian Poema di Torquato. piano. |Æle. Fatal Goffredo! I versi tuoi fur Mai sprovvisto non vo’, Stai salda | strali invano, | AI mio povero cor! Sì, sì, Tor- Ho apèrti altri secreti, E questo.. | quato, è questo! | Per me l’ amarti è fato; Il più P ho in mano; il men da | mi fu schermo il sangue avito farsi è il resto, | e il trono.

Sa, ban talte iffe alene! Ge. Hvad gjorde han da? Ger. Dan nedffrev fine brændende Ønffer. Ghe. Hvor er dette Papir? Ger. Dan vifte mig det, derpaa giemte han det. Ghe. Dvor? Ger. Der. Sa, hvis Dertugen vidfte det. Ghe. Sa, hvis dette Papir faldt i Dertugens Dænder, vilde Tasfo Ger. Ulpffelige!... Han vilde være fortabt!

(Gior Tegn til Gherardo at ban ffal tie, og gaaer.)

Syvende Scene.

Gberardo fan tffe lade denne Leilighed til Hevn flippe fig af Sænverne ; Ingen vil Funne overraffe bam; ban aabner derfor Sfrinet med en Dirf og be megtiger fig Vapiret.

ja Torquato. Gjenfvar i mit Oferte. Da, hvi ffjelver mit Hjerte.

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innamorata io sono, Io l’udia ne’ suoi bei carmi Ragionar d’illustri imprese;

Ma cantando amori ed armi Parlò un guardo, e un cor l’intese. No ’1 sapendo, del suo fuoco To pian piano io m’accendea.,, Ah! l’amor che sembra un gioco Poi divien necessità,

Ah! invan lo niego...

Ah! si: nell’urna gelida Palpiterà per me, Ei tarda!... E lenta morte Il non vederlo! Ingiusta forse... in seno Un geloso sospetto... Ah! Torquato l'amo! - Mio cor... tu tremi ? E il noto suon de’ passl suoi! Séave Rimbalzo ignoto in sen provai re-

Egli piansej ed io piangea; pente... Sospiravo a’ suoi sospiri; E chi esprimer lo può, no, non Ah! Torquato, se deliri lo sente.

Il mio cor delirerà. Deh! t'invola, o såave. Illusion d’ un disperato amore !

SCENA IX,

Sogno contenti, e m’avveleno il core, Eleonora, indi Torquato. Trono e corona involami | Ele. Torquato?,,. Immobil! Muto! Nel tuo furore, o sorte, Tor. Ah! tal mi rende Solo quel core, ah! lasciami; Il rispetto, il timor, E mio fino alla morte, Ele. Timor! Son io Travolta in basso stato, Terribil tanto, che gli accenti ag- Sorte, t’ insulto e sfido, | ghiaccio ? Se resta a me Torquato, | Tor. Un Nume siete. e i Numi adoro Tutto perdono a te. | e taccio,

Ottende Scene.

Donna Eleonoros Varelfe, paa Beggen Malerier efter Tasfos Digt. Eleonore med et Bind af Tasfo i Daanden.

Ufalige Digter.

Dine Vers have tændt fom Lynfiraaler i mit Hjerte. Sfjæbnen vil at jeg ffal elffe Dig. Dine Taarer, Dine Suf fandt Men poi tøver han? Ci at fee ham er en fangfom Dod. Det er den befjendte Lyd af hang Fied! formaaer at give den Folelfe Ubtrof, der bevæger mig! Nei, ban fjender iffe til den.

Ga,

Ivo der

Itiende Scene.

Eleonora vg Torquato. Zora, bliver ftaaende i Døren og betragter Cleon. i Taughed. EI, Tor

quato! hwi faa taus og ubevægelig? Torq. Det er Frygt. EL.

Brygt!

Er jeg da faa frygtelig! Tørg. I er en Guddom, og Gudvommen tilbeder jeg og tier, El. I fmigrer. Torq. Af nei! Tasfo lyver iffe. EL. beder ham læfe for hende i fit Digt: hun flaaer op 2, Sangs 160e Vers og læfer

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Ele. Cortese troppo! | D'una cittade entrambi, e d'una Tor. Ah! no: Tasso non mente, fede; Di rispettoso amor la fiamma ar- Ki che modesto è sì, com’essa è | dente bella, L’ alma e i sensi m’ha vinto; Brama assai, poco spera, e nulla Ma il viver bramo anzi che il foco chiede, estinto, sa scoprirsi, o non ardisce, Ete. L’egra salute mia ed ella Un conforto desia, Ne’ vostri carmi O lo sprezza... Sempre il trovò. (Ele. Non ti sprezzo, e se lo credi Tor. Questo è il maggior mio Troppo, ah! troppo ingiusto sei. vanto! Tacqui, è ver; ma gli occhi mici Ete,. Ma i poveri occhi miei... (che Favellavano per me. pianser tanto!) | Tor. Non mi sprezzi? oh me béato! Più non son quei d’un dì. Fortunati affanni miei: Tor. (Fatali sempre!) Se pietà trovaste in lei Ete. Voi, che pari all’ingegno il core Gioja egual per me non v'è! avete, Ele. Crudel son io? Nel Goffredo scegliete Tor. No ”I penso. Qual più tratto a voi piace, e al £/e. E il labbro tuo m’accusa! me, pietoso Lo pnò il tuo cor? Voi lo leggete, e scenda Tor. L’immenso La vostra voce a serenarmi ’] core, | Lungo soffrir mi scusa, (Che tanto pa!pitò!) | A notti in duol vegliate Tor. (M' assisti, Amore.) | Di succedean d’orrore. Canto secondo: Ottava | Le smanic disperate Decimasesta. Il tratto fo soffocavo in core. Scelgo d’Olindo,.. Il cor lo scrisse. | £/e. ,,Pur altre amasti... Ete. E a udirlo | Tor. Ah! mai. Tutto s’apre il mio core. (Fi No, mai; velai - } afletto, Olindo, | »,,Che il caro tuo sembiante Me in Sofronia dipinse! Ah! della ssArder mi fea nel petto. scelta Parvi amator vagante; Il secreto perchè ravviso appieno!) Ma non amai che te. Tor. (Che di me parlo, ah! compren- Vederti, e ad altra volgersi...

desse almeno!) Colei Sofronia, Olindo egli si ap-| Ele. pella, |

No, forza d’ uom non è. Udirti, e ad altro volgermi... No, forza in me non è!

under vorende Bevægelfe:

un bed Sophronia, han fafbfe fig Olindo. Begge

vare de fra een By, af een Tro og han er faa beffeden, fom hun er ffjon. Dans

Saab er fun ringe og enten forftaaer han eller vover han iffe at tolfe fine hede Duffer, og hun, enten foragter fam... Cl. (river VBogen fra ham.) Nei feg foragter Dig iffe, og hvis Du troer det, er Du altfor ubillig. Vel bar jeg tiet,

Taci,

Tor. No "I posso.

Ele. Ah! taci: Torquato, siamo in Corte: Le mura son loquaci; Taci, o mi dai la morte.

Mira. - Il Fratel t invia? - | Ah! guarda! Tor. Io son riamato! Ele. Porgimi il foglio, e va. Vedi comme i Poeti Serbar sanno i secreti,

Tor. Si: tacerò; ma pria... Sorella! - oh Ciel! che fia?

Ele. T’affretta... Tor. Tremo!

Tor. Anima mia, Ele. Quando sarà Dimmi... | Che d’ Eleonora mia

Ele. Saper che brami? | Goder..

Tor. Dal lahbro tuo se m' ami. | Tor. Che ascolto! oh Cielo!

Ele. Cessa. | Ele, Tasso! È pur tuo lo scrilto!

Tor. Eleonora! Tor. Chi mi tradì?

Ele. Laciami. Ele. Delitto

Tor. M'ami? dì: mami? Fia questo al Duca!

Ele. Ah! sì. Tor. Ah! certo

(a 2) L’affanno iu cui penai È il traditor Roberto!

Lo svenerò. S’ appressa. Simula: il vo’.

Non chiamo più tiranno, Se prezzo è dell’ affanno | Ele. Questa felicìtà ! | Se accanto a te, mia vita, | Spirar mi fa la sorte, | ‘SCENA XI. Bella per me la morte, | Anima mia, sarà! |

Tor. Sogno fedel!

Detti, Geraldini dat mezzo, indi la Scandiano, e Don Gherardo.

| Ger. Duchessa! si Di Mantova il Sovrano SCENA X. | AI Duca mio Signore Un Paggio con un plico suggellato, Chiese la vostra mano, e detti. i Quando? Ele. Torquato! | Tor.t (Gelo!)

men mine Dine have talt for mig. Tor. Du foragter mig iffe. Hvilfen Lytte fan fignes ved min. El. Men vogt Dig. AF Tasfo, Væggene have her Dren. Tor. Ga, jeg ffal tie, men forft maa jeg høre af Din Læbe at Du elffer mig. CEL. Seg tilborer Dig!

Tiende Scene,

En Page fra Hertugen bringer et forfeglet Brew til Hertuginden, fom inde- flutter be Bers Tasfo fireo i 4ve Scene. SDertuginden læfer digfe for Digteren, hvis Mistanfe falder paa Geraldini, der idbetfamme nærmer fig. Hertuginden beder bam forftille fig.

Ger. L’ Ambasciadore, | _E nulla ancor pescai! - Che jer fra noi se ”n venne, Bel tema da Sonetto ! Or che l’udienza ottenne Ma non ne scrissi mai! Al Duca ne parlò. Torquato, ci scommetto, Ele E mio fratello! Già un canto epitalamico

Ger. A voi Ex-tempore pensò, Nunzio me scelse. L’ ho indovinata?

Tor. (Indegno!) Tor. No.

Scan. Cara! Rapita a noi Ghe, Misericordia! Idrofobo Passate in altro regno! Il Vate diventò!

Ele. Ma il Duca?

Scan. Il Duca v ama, Ma queste nozze brama; Ma implora un sì.

Ger. Lo vuole. Ferrara abbandonate? È chiacchiera? È mistero? Che a Mantova n’ andate, Donna Eleonora, è vero? Spacciar la posso! = È sorda! - Perchè la Duehessina Udienza non accorda? Che ha questa mattina ? Fa il quarto della Luna ? Medesima fortuna! - Cavalierin Roberto, Voi lo sapete. certo, Il Prence Mantovano Ha chiesta la sua mano;

Tor. (Alma ingrata! Traditore | Così fede a me serbasti ? I misteri dell’ amore Eran sacri, e li svelasti! Perchè aprirmi tal ferita, E non togliermi la vita? Esecrato in tutti i secoli Il tuo nome resterà. ) Ger. (Calma, calma il tuo furore; No, Torquato -ingiusto sei. Parla a me sul labbro il core; Non ho infranti i giuri miei, Mi avvelena il tuo sospetto; Ma cangiar non so d’ aspetto; Innocente è in sen quest’ anima Tutto il tempo scoprirà,) Scan,(Se un sorriso di favore Non m' invola la Fortuna, Sarà mio del Tasso il core;

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Risposto avrà smorfiosa ; Nou avrò rivale alcuna; Non voglio farmi sposa? | E immortal ne’ carmi suoi, Così restare io voglio! - | Come il nome degli Eroi, Duro come uno scoglio! - | A sfidar l’ obblio de’ secoli

Ellevte Scene.

De Forrige. Geraldini, fiven Grevinde Scandiano og Don Gherardo.

Ger. Hertuginde! Fyrften af Mantua har forlangt Ebers Saand af Der: tugen, min erre. Gefandten der fim igaar talte firar derom til Hertugen. El. Og min Broder! Ger. Sar fendi mig til Eder. Hertugen elffer Eder. At ffilleg fra Eder vil fmerte bam, men han ønffer denne Forbindelfe. Gper. Vor Digter tænfer vel alt paa et Bryllupscarmen. Har feg giettet det? Tor. Net. (tilGer.) Falffe Ven! Har Du iffe overgivet Hertugen mine Vers ? Ger. Net, det famme vil feg fpørge Dig. Tor. Duer en Sfurf. Forfvar Dig (Han dra-

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Il mio nome passerà.) Ele. Don Gherardo, riparate. Ele. (Lui scordar! cangiar d’amorel | Scan. Dividete, Don Gherardo. Mentir gioja immersa in pianto!| Ghe. Quando piovono stoccate Io lasciarlo? Ah! non bo core! Volontieri io non m’azzardo. Io lasciarlo? E m’ ama tanto! Tor. Vile! Consumar, morir mi sento; | Ger, Trema! Morte invoca il mio tormento. |Ghe. Eh! via, Ragazzi! Ah! d’ amore in me una vittima Contessina! se mi sbuca Poi la storia accennerà.) Per voi moro. Ghe. (Ah! Perchè non son pittore! Scan. Siete pazzi? Che bel quadro interessante! Tor. Ger, Trema. Quella sviene per amore; | Ele, Ghr. Scan. Ferma! Questo d’ ira è tremolante. | f La Sr si consola SCENA XII. Perchè spera restar sola; Ma quest’altro da che reciti... Paggi e Cortigiani, precedendo il Per adesso non si sa.) Duca, e detti. Tor. Falso amico! AI Duca in mano | Coro Il Duca. Tu non dasti i versi miei? (a 5) Il Duca! Ger. No: lo giuro. | Duca Fra due Dame, e in Corte mia? Tor. Un vil tu sei. | Cavalier? Ghe. (Or capisco:) | Ger. Mi difendea. Ger. Forsennato! Duca Così stolta scortesia Tor. Mano all armi. In voi, Tasso, non credeai Ghe. Ma si freni. Tor. Duca!... È ver. Fu un punto. Scan. imprudenle! | Ho errato. Ele. Ah! no: Torquato! Ma... Tor. Menti. Ele. Fratello! Ele Cessa. | Duca È perdonato. Tor Ch’ io lo svenii | Già sentiste da Roberto Ele. Scan. Per pietà! Che di Mantova il Signore Tor Più non intendo, Sa, per fama, il vostro merto: Ele. Scan. Ah! Roberto ! | E da voi vuol mano e core,

To mi difendo. | Ele, Ma, Fratello..

Alle Forfog van at frandfe Torquato ere forgieves og Geralbini nodfages til at forivare fig.

ger fit Sværd.

Tolvte Scene.

De Forrige Hertugen med Følge. Dert Dette i Nærværelfe af to Damer, NRidder? Ger. Jeg maatte forfvare mig. Dert. Taéfø, tet havde jeg iffe troet om Dig. Tor. Det var et Dieblifs Forbittrelfe. Dert. Dei er tilgivet. (Til Eleonoro) Du fiender

Duca

Ele.

Duca

Ele,

Duca

Anch'io lo bramo, Ma se... V’ amo. - V? amo, eregno, Ma languente...

Voi vorrete Dal mio core amor non sdegno.

Ele. Tor. (Ciel' qual lampo!)

Duca

Riflettete. Lo comprendo: è serio il passo; Ma... venite a Belriguardo, Venga unito Don Gherardo, La Scandian, Roberto, il Tasso, In quell’ aura assai più pura, Fra il sorriso di natura, Voi, che saggi ognor pensate,; La Duchessa consigliate. Che si pieghi al voler mio.

" Tutti meco ; lo desio:

Ghe.

Scan.

Tutti lieti,

Oh! certamente! (V’ è del bujo?) Ger. . (E allegro, o mente?)

Tor. Ele. (Non mi fido!)

Ghe. Duca Coro Duca

Ele. Tor. (Ah! che il cor morir mi fa!)

Ger.

Scan. Ghe. (L’alma incerta in sen mi

Duca

Tor. Ele.

A che tardiamo?

(Veglio al varco.) Andiamo.

Andiamo.

Voi tornate in amistà. (L'ira sua lo colpirà.)

sta.) (Questo vel si squarcerà, )

affanno Che sia pari al mio tormento ! L’ alma in sen morir mi sento, E nen posso, oh Dio! morir. Ma del mio destin tiranno Questo cor sarà più forte: di sol,

Chiamerà in morto

(Non v'è strazio, non v'è

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Con |” estremo mio sespir. ) (Già un baleno di vendetta Rende certo il mio contento! L’ alma brilla al suo lamento, É mia gioja il suo sospir. D’ un destin che gli sorride L’ ira mia sarà più forte:

È segnata la sua sorte; Bramar morte e non morir,) Duca Coro A Belriguardo andiamo, Ponete all’ire un freno,

Alle delizie in seno

La calma tornerà. Rendermi il cor béato

Percbè, destin spietato,

Per poi cangiarmi in lagrime Tanta felicità?

Quel mentitor sorriso

Velar sa lire appieno:

Ma, guai se al riso in seno Il turbin scoppierà ! Da mille ?nvidiato

Non sarai più, Torquato :

Vedrò cangiarsi in lagrime

La tua felicità.

Quel mentitor sorriso

Velar sa l’ire appieno:

Ma, forse al riso in seno

Il turbin scoppierà. Scan, Invano il cor piagato

Le geme per Torquato ; Cessi dal suo delirio,

O a lei crudel sarà,

(Quel mentitor sorriso

Velar sa lire appieno :

Ma, guai se al riso in seno Il turhin scoppierà! Un punto sol béato

Visse il tuo cor, Torquato : Ecco cangiarsi in iagrime La tua felicità!

Ger,

Ele.

Ger.

|

| Tor. | f

alt, igjennem Roberto, Hertugen af Mantuas Beajæring? Dgafaa jeg ønffer dette Sfrint El. Men.…. Dert. Jeg veed nof at det er enalvorlig Cag. Men vi ville

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Velar non sa il sorriso Che il Duca, come un fulmine. L'ira che m' arde in seno. Ha balestrato qua.

Ma, per sfogarmi appieno | Pur di domande e dubbj

L” istante spunterà. Empir ne posso un tomo ..

Ghe. Capisco che |’ imhroglio Ma, il Tempo è galantuomo, E l’opera del foglio, E tutto scoprirà.

Alfefammen tage ud til Velriguardo. I den friffe Landluft, omgivet af Naturens venlige Ynder, ville vi vverfaegge Sagen. (I denne Afgiorelfe maae Alle finde fig, bvor forffjellige end deres Følelfer ere.)

ATTO SECONDO.

SCENA I.

Eleonora sola; indi Geraldini.

Misera! - Un bivio orrendo

Si presenta al mio cor. - L’amor di Tasso

Più mistero non è, - Se resto... oh Dio!

Conosco il fratel mio;

Gelar mi fa! - Se parto...

Ah! conosco quel core!

Il Tasso si dispera! ... Il Tasso

muore!

Bivio crudel! - No: sceglier non mi fido.

O sdegno il Duca, o il caro amante

uccido,

Duchessa?

Ele. Tutto io so,

(rer. Scuso Torquato,

Era giusto il furor.

Ger.

Ele.

Ger.

| Ele. Ger.

Ele. Ger.

Ele.

Ger.

Si; ma, imprudente Cavalier, tutto io so. Sieteinnocente. »»Ma quell’ incauto foglio... s Era chiuso. Im mia man era la chiave. Che, a gran stento, l amico, »Che a me il mostrò, cesse ai consigli mici; s,Partito Don Gherardo, arso l'avrei. ssAh! fu destino, Io bramo, » Voglio sopìti i vostri sdegni. sAh! Forse NO ’1 crederà! Tutto svelava il servo. (Io trionfo!) i M?° udite: Eleonora vi prega, - Ite dal Tasso, L’ abbracciate, e a lui dite. Che se m'ama... già tutto, Si, tutto è noto a voi... | Sublime arcano!

Inden ct.

Gorfte Scene.

En Terrasfe paa Belriguardo, med Udfigt ud over Haven. Eleonora, fiben Geraldini.

EI. Paa hvilfen forfærdelig Rorsvei befinder jeg mig iffel Tasfos Kjærlig- hev er iffe længer nogen Hemmelighed. Bliver han jeg fjender min Bro:

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Nemmenl' aura il saprà. |

Là, per la volta estrema,

- Ele. Dite ch’ io voglio Pianger con me potrà. Che a voi ritorni amico. Ger. Del vostro cor, Signora, Ger. Oh! caro nome! Tutto l’ affanno io sento. Se a me lo rende io son felice Pensando a chi vi adora appieno! È vostro il suo tormento. Ele. Tanto l’ amate? Vi piomba in seno il palpito Ger. Oh! mi leggeste in seno! Dell’ amator riamato; Io volo... Ma di celar le lagrime Ele. s,Udite ancor se in sen vi parla Crudel v’° impera il Fato, ,s Vera amistà per I" Infelice, To deggio E in sen ristretto il pianto »Scegliere odiate nozze, Morire il cor vi fa; s,0 I’ ira del fratello, Così vi strazia intanto »E risolver non so. L’ estrema volta Amor, dover, pietà. ,,Favellar con Torquato, Ele, Ma se un destin spietato , Udir che mi consiglia è mio desio, Mi forzi a dirgli addio! »Per restar qui nel pianto ... 0 AI povero Torquato dirgli, addio. Chi resta? sMa... Ger. Un core. Il mio Ger. Intendo, Ele. Se un cor gli resta, vittima Ele. »Å lui .. Dei vili non sarà. Ger. Lo svelerò. Versar potrà le lagrime Ele. sRoberto!... Dell’ amistà nel seno, ,E un gran segreto! Di me, che resto a gemere Ger. ,,Orgoglio Potrà parlare almeno. sy, Sento che a me si affida. Voi calmerete i spasimi Ele. ,«A tutti oscuro | D’ un disperato amore; s;Impenetrabil sempre... | Nei giorni del dolore Ger, »Å tutti: il giuro, È un Nume l’amistà. Ele. Quando alla notte bruna Ger. Aperto alle sue lagrime Nel bosco degli allori Sempre sarà il mio seno; Da un raggio della Luna D' un cor pietoso il misero Temprati fian gli orrori, | Avrà il conforto almeno. Ove la fonte mormora, Se appien calmare i spasimi Che crebbe al nostro pianto, | Io non saprò d’ amore, Nell’ ombra e nel silenzio Dividerne il dolore Venga a quell’ onda accanto; L’ anima mia saprà. Ma in cor le smanie prema, Ele. Meno infelice or sono; Ma solo a me verrà. | Tutto al destin perdono. der! Reifer ban da vil Tasfo boe. Ger. Hertuginde! El. Jeg veed

Alt. Ger. Jeg unbffplver Tasgfo; hang Harme var retfærdig. El. Seg veed at I er uffpldig, Ridder; men disfe uforfigtige Vers.... Ger. San be: troedbe mig dem, og jeg føler, at jeg burde have brændt dem, da Gherardo var

FARER ist

Lo affido a te

Il fosco manto in quest’ oscuro cielo Ger. | (Fia polvere, Mentr' io di vero amore avvampo Che il vento sperderà.) e gelo;

Guida l'illustre ingegno; Che tempri co’ bei raggi ‘1 muto

Maggior non v' é. L' Italia orrore L’avrà per te. All’ ombra della Notte umida e Ger. (Cadrà,) bruna,

Ele. (Se d'invidia all’ arti, e all’ a:mi Involar saprai Torquato, Del tesoro de’ suoi carmi

A pianger vengo ovem’invita amore; Ma l'onda sola e il vento

|

|

Re

|

|

|

|

| Risponde mormørando al mio la-

L' Universo a te fia grato. mento. Ti rammenta d’ Eleonora, Ghe. (Solo! A quest'ora! E qui. Dorma Che per lui pietade implora, chi vuole. E i miei voti, i pianti miei Un perchè vi sarà. La fida iv sono Fin che vivi, ah! non scordar. Ombra del corpo suo; non I” ab- Ger. \(AI trionfo, ah! si, lo spero, bandono.) La fortuna alfin m' affretta, Ele. Torquato! Spiegherò su quell’ altiero Ghe. (Crescon gl’ interlocutori. ) Un sorriso di vendetta.) Tor. Sei tu? Non temer ch'io non rammenti | Ele. Non mi ravvisi? I tuoi voti, i tuoi tormenti: Ghe. (La Ducchessina! La Scandian si Come il cor per te s’ affanni avvisi, ) \ Non potresti immaginar. Ele. Tasso! Tor. AN! dì: non è questa SCENA IL | Una béata illusion fallace? Boschetto. Ma se tu sci, d'amor stella verace, La Luna dirada I ombra della notte, Che dolce splendi a inebbriarmi il Torquato inoltra. Don Gherardo seno, lo seque qguardingo; indi la Du- Il mio audace pensier chi tiene a chessa. Freno ? Tor. Notte che stendi intorno Ele. Assai si delirò, D’ amari accenti

borte. CEL. Det var nu Sfiebnens Billie, Men ieg onffer, I vilde forfone Eder. Gaae til Tasfo, beed ham, hvis han efffer mig, atter at være Ebers Ven, Ger. O, hvis ban vilde giengioe mig dette fiore Navn. EL, SGeg vil dbetroe mig tif Eder. Beed bam i Nattens Taushed at mode mig ved Mertuos= Kilden i Lunden for at fee mig for fibfte Gang. Naar han da iffe bar mig mere, vil ban foge Troft i Dine Vennearme. |

Anden Scene.

| Lunden. Maaneffin. Torquato, fulgt af den lurende Don Gherardo. Hertuginden.

Tor. Det er Kjærligheden, fom indbyder mig fer, men fun Bandets Ris-

Tor. Ele, Tor. Ele,

Tor. Ele.

Tor. Ele,

Tor. Ele. Tor. E le. Tor. Ele.

Tor.

20

In cari momenti

Non s’oda il suonj ma ci tradiva

entrambi Un improvvido amor, - Spezzato il core Dirlo non osa... e dirlo è forza! o mio... O mio fedel... Segui, mia vita... Addio, E m’ami?

E perchè t' amo Noi... lo dirò... noi ci dobbiam lasciare, Poco dunque ti pare | Che infelice io sia, Che a crescer vieni la miseria mia?

Mai d’ altri non sarà; ma tua Torquato Esser non può Eleonora, Oh morte! il vuole Cauta prudenzaj onde in obblio sian posti I miei delirj e i tuoi... Tasso!.. Tu déi partir! Dirlo .. tu puoi?

Ohimè! Ben son di sasso |

Poichè questa novella non m’ uccide! | i cor’ che amore unì, destin divide!

Solo .. deserto!.. Ah! meco;

vieni: fuggi. |

Follia sarebbe. |

E a me che resta ? |

Il vivo |

Sublime ingegno... eilpianto mio |

vuoi |

|

Ele.

Tor.

Tor.

(a 2)

A me d’empia fortuna orrendo gioco Premio alla fede, e refrigerio al foco Lasciar nulla... o crudele? . In oro avvolti T' abbia i capelli miei, Oh, non sperato Invidiabil dono! D’ ardenti nodi or sono Cinto per sempre. Rapidi gl’ istanti E inosservati fuggono agli amanti. Fa cor... (Oh strazio!) E che dir vuoi, mio bene? Che crudo è il fato... e dirci, addio, conviene, Sì... per sempre! Ah! m'odi: m' odi. Già la morte è nel mio core; Ma una lagrima d’ amore Il mio cener bagnerà. Dì: .. lospero?. Oh eruda! E godi Nel mirarmi ’| core infranto? Ma prometter non può il pianto Chi più lagrime non ha, Ah! Se resta un sol momento, Se un addio comanda il fato, Ai delirj del contento, Si abbandoni ’l cor béato. A te accanto io tutto obblio Le mie pene, il destin mio. Tuo per sempre è questo core, Il tuo cor sol mio Sarà; Questo palpito d’ amore Morte sola spegnerà.

(en og Binben fvarer mig paa min Klage, Gh. Cen hører Dig dog, Cen fol: ger Dig fom Sfyggen Legemet. EL. Torquato! Gh. Hvad feer feg! HDertug:

inden! Det maa Grevinde Scandiano have at vide.

(Han lifter fig over Scenen.

Vertuginden foreftiller nu Torquato at hun dog aldrig fan blive hang, at det er nødvendigt De maa ffilles og fficenfer ham en Ring med hendes Haar.)

TAN 21 MA SCEN A NI, Duca Tràetelo. i Ger. Placatevi. Il Duca con Geraldini, e da un’ altra | Duca È stolto. parte la Scandiano condotta da don | Tor. Io stolto! Gherardo. Ele. Oh Dio! Ger. Solo ei non è. Scan. Pietà, Duca. Silenzio. Ete. Per queste lagrime. Ghe. È vero, o non è vero? Ghe, Ger, Signor! . Scan. Tacete. Ele. Fratello mio! Tor. Io di dividermi Tor. Io stolto? "Forza non ho, spero, Duca Sì, Ghe. Vi basta? Tor. Vo al carcere; Ele. AN! parti: ah! lasciami, Ma pria rispondi a me. Scan, (Infido!) O tu, che danni amore, Tor. Il chiedi invano. Di sasso il cor sortisti, o non hai Ger. Dalla Scandian dividesi., core. Duca Credi? Sei belva in uman volto, Tor. Su questa mano Se chi schiavo è d’amor tu chiami Io pria lasciar vo’ I” anima. stolto; Ghe. poco ancor?) Ma no; chè nelle selve Ele. Più barbaro Sospirano d’amore anche le belve. Fai quest’ addio, mia vita. Vuoi sangue? Inerme è il petto; Tor. Sei mia, Sfido le folgori. Ma tormi il ben non puoi dell’intel- Ele. Lasciami, o imploro aita. letto :

| Tor. Vieni, Mi segui, Involati | II senno è don di Dio; Da chi ti opprime, | Finchè dio non mel toglie il senno è Duca Olà., | mio. Sventura orrenda! ahi misero! | Ælle. (Ah! Fui tradita! Il perfido Di senno uscì Torquato! | Gode in secreto intanto, Voi lo triete in carcere: | Gli frutti sangue il pianto e notte sia vegliato. | Che a noi versar farà.) | | |

Tor. Il brando! No. Ger. (Ei cadde alfin. Dileguasi Ele. Vuoi perdermi? De’sogni suoi l’incanto! Duca Duchessa! Mentir m°è forza il pianto, Tor. Il brando a te. E simular pietà.)

Tredie Scene.

Dertugen med Gerafbdini, og fra den anden Side Grevinde Scandiano fort af Don Gherardo.

Ger. San er iffe ene. HDert. Tysl GP. Er det fandt eller ei?

Scan. Ti frille, Torq. Lad mig forft ubaande min Sjæl over Din Haand.

El. Du gior Afffedben grufommere, min Eiffede! Tora. Du er min, jeg

trobfer hele Verden. El. Slip mig eller jeg raaber om Hielp. Hertugen

Ghe. (Ohimè! questa è una lagrima Che in giù mi gronda intanto ! Piango non uso al pianto; L’odio, e mi fa pietà.) Scan. (Morir mi fa quel pianto;

può trovar pietà.) Duca (D'amore il nodo infranto Il tempo renderà.) (Si celi agli empj il pianto; Lo crederian viltà.)

Tor.

Ete. Ah! Fratel mio!...

Tor. Che tenti? Non t’abbassare ai prieghi. Risparmia i tuoi lamenti; Quell’ aspro cor non pieghi.

Ger, Torqnato!...

Tor. No, no, Guardami

Ti leggo in cor.

Ger. Ma credi...

Tor. Credo che in me la vittima Del tuo furor tu vedi.

Ger. Ghe, Oh Ciel!

Tor. Vili! Lasciatemi.

Tradirmi, e pietà fingera

Eccesso è d' empietà. Duca Si compia il cenno, Ele, Tor.

Morendo il cor mi sta. Ah! per quel pianto, il carcere Chi non w' invidierà ?

Ele. Tor. (Le smanie di quest’ anima,

La crudeltà del Fato. Fremente in cor la storia

falder, Scenen opfyldes med Bevæbnede med Faller. Hert. Tasfo er affindig.

AI carcere,,.

22

Col sangue scriverà.

E il non mertato fulmine, L’ addio così spietato, Farà versar le lagrime In più lontane ctà.)

Duca (A paventarmi imparino Quei che scordàr ch’io regno; Sarebbe con gl’incauti Fatal la mia pietà.

Pei vili, ch’or trionfano, Maturasi il mio sdegno, Chi sogna in alto ascende:c, Destandosi cadrà.)

(Or che lo vedo in polvere Io son contento appieno; Di favorito orgoglio Più pompa non farà.

Ma pure a quelle lagrime Commosso ho il core in seno; Ma pur non so reprimere Un moto di pietà.)

(Contessa! nell’ ipotesi Che sia ’l cervel smarrito. Fuggite dal pericolo, Tiratevi più in qua;

Che si divien frenetico Tutto è per voi finito; Guardate come è torbido! Prudenza, per pietà, )

Scan. (No, che a novello strazio

Loco non ha Torquato. Ma pur l’insulta un perfido

Ger.

Ghe,

Ovilfen Ulbffe!

Bring ham under Vevogtning! Torqg. (negter at give fit

Sværd fra fig, men nedlægger det paa Forftindens Bonner for dennes Fod-

Der.) Er jeg affinvig? Dert. Sa. Torq. (til Hert.) Du fan dræbe mig; mit Bryft ev ubeffpttet, men Forftanden fan Du iffe berøve mig, den er en Gave fra Gud, og fun han fan udfluffe dens Lys. EI. (betragter Ger.) Da! jeg er bleven forraadt og Forrederen glæder fig nu hemmelig over ben Ulbife ban har anrettet, DHert. Tiden vil helbrede denne Kjærlighed. EL Bro- Der.… Torq. Nedfad Dig iffe til Bønner; de ville bog være frugteslofe. Ger. Torquato! Tora. Net, nei! Jeg har læft i Dit Hjerte; jeg føler, at jeg falder fom et Offer for Dit Had. (Betragter den grædende Eleonora.) OD!

AI ne Ciel ti PAS A 53) Fal Mia te. M' affretto al Ciel, ben pe | Io t? aspetterò, Li Duga Si tronchi quell’ addio:

Compito il cenno io vo”.

Y

i em fee8 vi igjen. a afbryder Affteden, de Bevæbnede omringe Tor- i quato. Cfeonora falder almægtig om i Armene pca Grevinde Scandiano. Et foragteligt Blik af Hertugen pdmyger Geraldini og Gherardo.

rr———_———_——@—Ò_(7__.’T- .-1 ME n

ATTO TERZO.

SCENA I |

Carcere. |

Uno scaffale di libri in disordine. vai

rozzo tavolino con fasci di carte, vo-

lumi, e recapito da scrivere. Una scranna,

Torquato esce dalla stanza attigua concentrato in melanconica medi- tazione; indi Coro di Cavalieri in | lontananza, e poi in iscena.

Tor. Qual son! - quat fui? - Che chiedo?

- ove mi trovo ?

Chi mi guido? - chi chiuse?

Lasso! chi mi affidò? chi mi dè- luse? Per me Piètade è spenta, e dove |

langue Vil volgo ed egro, per picta’ racolto, In carcer tetro e sotto aspro go- verno, |

Fatto d’ ingorda plebe e preda e scherno

Io qui languisco a morte

Favola e gioco vil d’ avversa sorte!

Sull”? Arno i miei nemici

Congiuran contro me; !’ irrequieto

Démone ignoto non mi mai

pace; Stolto me giura il Mondo... e Amor non tace!

Perchè dell’ aure in sen Non volano i sospir’ ? A te de’ miei martir L’ eco verrebbe almen,

Mio dolce amore | Stolto mi chiama, il so, Chi al carcer mi dannò; - Ma, s' ama, e sempre te, No, stolto il cor non é;

Ragiona dl core.

Tredie Act.

gængfel. Et plumpt Bord med Bøger og Papirer. En Bænf. Torq. fommer ud fra et andet Bærelfe i dybe Tanfer. Torg. Hvad er jeg? Verden dømmer mig affindig og Kjærligheden er endnu iffe fium. Vil Du aldrig, min Elffeve, erfare hvad jeg maa lide! Men

En Reol med Bøger i Uorden.

; ik ODDA:

| All empio org e delia) me crede! Empio grido, fatal, per cui tradito, Vergognando, son chiuso in queste soglie!

| Coro Viva il Tasso! dC Tor. Lontan... lontan... 1 9 m’ inganno ? Echeggiava il mio nome! In Campidoglio Crebber lauri alla sua chioma. Che ascolto! Da quel colle ov’ ebbe il soglio La sua man ti stende Roma, veloce affretta il passo; Che al tuo crin serbata è, o Tasso, L’invidiata eterna fronda | Che Petrarca incoronò; del Tebro sulla sponda D’altro vate il crin cerchiò. Sciolto sei: serena il ciglio, Dell’ Orobia illustre figlio; Che di Prineipi un Senato Sul Tarpeo t’ ha destinato Sempre verde ambite serto, Cui sfrondar non può PT età. Sarà emblema deletuo merto Un allor che non morrà, Ah! - ch’ io respiri] gioja!

Coro.

Tor. Coro.

Tor. - Meco

penserà Ele-| R

Coro Tor.

Coro

Tor.

È troppa| Coro.

Che per dui w abbi in Peg bar- 9

"bare “spine pe Una fronda d’ alloro. o colgo. al- fino! ot OK

Eléonora! ora nel dirti ; Pari a te sono, ho una co Ù anch' gi | i Vieni. | Bs: Ie Verrò; ma da lei volo. Teti qoglo "NODER Da Ned saper se a lei inalza questa Rara, non compra, ardua corona... Arresta, Non rispondono gti estinti + °° Dell’ avel dai muti marmi; pe: per lagrime o per carmi Cener freddo mai parlò. Ella spenta!- Io lho perduta? - Son deserto sulla Terra!.. Ah! par voi fia sempre muta; Nel mio cor l’ ascolterò. Parlerà. Ne’ sogni miei E na Lascerà la terza stella; - Meno altera e assai più bella Al suo fido tornerà. 4 Ah! la veggo!... Ah! sì... sei! Ecco il lauro a’ piedi tuoi. Fu il sospiro degli Eroi; Ma, te spenta, orror mi fa. Piangesti assai Torquato: Apri alla gloria il core.

tu

fyn Aar ere fvundne, inaaffee tænfer Eleonora iffe længer paa mig. Da, For tvivlelfe, at jeg ffal være indefperret her! (Dertugeng Soffolf fomme og

forfynbe ham Enden paa hans Lidelfer. Tora. Af, altfor megen Glæde.

den evige Ufffed med Dig, er jeg Din Lige; ogfaa jeg har en Krone! fun af Din Haand vil jeg modtage ben. Chor.

Ulbrig har enten Taarer ØE er be- Torq. (tilintetgjort ved det uvente

aldrig talet fra det fiumme Marmor. væget ben Folde Affe til at fvare.

deri cent EP En RK > £7-

Rom vil overræffe bam Digterfronen.)

Nu, Eleonora, da jeg fnart maa tage

Men

Stanng! De Døde have

e Budffab).

ca > È E. i ARE Fa Po ti 1, Mira del Tempo alato

|. Il genio voratore.

f Del sacro allòr coll’ égida Sfida il poter degli anni;

Rompi l’obblio de’ secoli

Con gl’indomati vanni.

E I epico tuo verso

de zer l’.aere echeggerà, me 7. Fin quando PUniverso,

f- «Come minuta polvere,

i 274 ph Disciolto crollerà.

ER Tor. , Invidi, dileguatevi;

> Roma immortal mi fa,

N É P dia 4 ni "TO Agire fla | Tomba di lei, che rendermi

Seppe beato e misero, . Un fiore ed una lagrima | . Jo spander vo’ su te. . Coro. Vieni al Tarpeo: non piangere; Onor t impenni "1 piò. kg Tor. Sì: dell’ onore al grido | Volo del Tebro al lido,.. »» Non vi sdegnate. o Cesari; V'é un lauro ancor per me: Coro. T' affretta; il fato barbaro Si cangia alfin per te,

Va OR ===" re e T_T T—__ È Sun er dov! Jeg har tabt bende, "Legge den for Dine Fødder, er Du borte, Du, fom har giort mig faa Coffelig

Nu da jeg har vundet Lauren 0g funde

fe ogpfaa elendig. Men en Blomf og en Taare vil jeg offre Din Grav. es. SE | |

an E n;